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C'ERA UNA VOLTA IL VIDEO MUSICALE - ASSALTI FRONTALI

GOCCE DI SOLE avrebbe dovuto essere il mio primo, poi gli Assalti Frontali - che avevano condiviso la scrittura e interpretato il video - lo videro, fecero assemblea e decisero che non li rappresentava. Sarà, acqua passata, insieme a tante altre cose passate.
Eppure, per quanto ingenuo e didascalico, voglio ancora bene a questo clip, così come a questa canzone e ai loro autori.

CAPIRSI - LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA E MIA FIGLIA

LEZIONI DI LAICITA' - 2

A Cannes, ogni anno si celebra a maggio il più importante festival cinematografico del mondo. Decine di migliaia di cineasti, produttori, giornalisti, attori, cinefili, curiosi, vengono a presentare o vedere film, a parlare d’affari o semplicemente a respirare la stessa aria delle star dello schermo.

Davanti al Palais, sede del festival e del mercato che lo accompagna, ogni qualvolta arrivano i registi e gli attori dei film in proiezione è tutto un turbinare di telecamere, flash, urla e sgomitate. Le stesse modalità accompagnano l’ingresso alle sale, alle conferenze stampa e ai party che costellano la vita notturna del festival. C’è chi fa carte false per un biglietto per le proiezioni ufficiali, per un invito a un cocktail, per un autografo, per consegnare una sceneggiatura a questo o quel produttore.

Questa è la liturgia del festival più importante del mondo.

A meno di duecento metri dal Palais c’è la chiesa di Notre Dame de Bon Voyage.  Alcune settimane fa sono entrato e ho scoperto che all’interno hanno tolto gli inginocchiatoi dai banchi. Ci si può solo sedere. Ecco quel che succede alla Chiesa quando insegue la logica del mondo: perde la potenza dell’abbassarsi, del sottomettersi.

Uno degli aspetti che mi ha fatto capire in modo tangibile la forza e l'efficacia della messa - e in generale della tradizione cattolica - è proprio l'atto dell'inginocchiarsi che accompagna determinati momenti della liturgia, in particolare l’eucarestia

Lo so, a qualcuno questa frase suonerà assurda o ridicola, e anch’io la pensavo esattamente così.

Nella nostra cultura, infatti, inginocchiarsi è considerato un segno di debolezza o, nel migliore dei casi, un gesto demodé (come nel corteggiamento romantico). Ma quando si tratta di fede religiosa, l’atto di genuflettersi è generalmente considerato un’inutile umiliazione o, peggio ancora, il sintomo di una fanatica idolatria (e in alcuni casi effettivamente lo è). É evidente che in questa interpretazione negativa dell'inginocchiarsi risuonino secoli di imposizioni oppressive, durante i quali gli esseri umani dovevano prostrarsi, volenti o nolenti, di fronte a sovrani, nobili, boia e avversari vincitori. In molti luoghi della terra è ancora così.

La cultura moderna, come spesso capita, con l'acqua sporca ha però gettato via anche il bambino.

L'atto libero dell'inginocchiarsi di fronte a Dio era infatti originariamente inteso come una manifestazione di umiltà, l’ammissione pubblica dei propri limiti e la manifestazione concreta della fiducia nel proprio creatore. Un atto che non doveva e non poteva essere equiparato al genuflettersi di fronte ad un altro essere umano, simbolo o oggetto. Anzi ne era l'esatto opposto.

Qualcuno a questo punto obietterà che non c'è bisogno di credere in Dio per comprendere che è sbagliato genuflettersi di fronte ad altri esseri umani, soprattutto quando ci minacciano o opprimono. Eppure ogni giorno ci inginocchiamo senza nemmeno accorgercene, come a Cannes ai piedi delle star (o al cinema stesso) o, quotidianamente, di fronte all'idolo denaro, alla bellezza, alla salute, all'ideologia, alla scienza, al mio Io, alla libertà, alla cultura ecc.

Ognuna di queste genuflessioni è l’evidente segno di una ammissione di inferiorità alla logica del mondo (“vorrei più soldi o più potere, vorrei essere più bello o più sano, vorrei che il mondo assomigliasse di più alla mia idea di giustizia o libertà, ecc.).

L’inchinarsi di fronte al Dio cristiano, invece, non è mai il riconoscimento di una sconfitta o di un annichilimento di fronte a un’entità inconoscibile, ma un potenziamento, una conquista, una liberazione. Non viltà, ma un’iniezione di vitalità: mi fa sentire più forte, mi mette al riparo da ogni compromesso. Mi ricorda che, come il Cristo che cade sulla via del Calvario, o si sta a terra con la vittima o si sta sopra di essa con il persecutore. Inginocchiarsi di fronte a Dio, significa stare con chi sta a terra, la faccia nella polvere, e non con chi quella faccia la schiaccia.  

Me lo ha ricordato tempo fa la pediatra e puericultrice Elena Balsamo quando ha scritto: "Chi s'inginocchia davanti a Dio, riesce a stare in piedi davanti ad ogni circostanza della vita". 

Il senso profondo dell'inginocchiarsi di fronte al Dio cristiano è proprio questo e non ha nulla a che fare con la resa. Inginocchiarsi entrando in chiesa, nell'atto di pregare o durante la liturgia eucaristica, significa riconoscere la propria umana scarsità, ma anche porre le basi per non avere più paura di nulla, a cominciare dalla paura degli altri, chiunque essi siano. Perchè per quanto potenti, crudeli o oppressivi, essi sono sempre e solo esseri umani come noi.

Inginocchiarsi di fronte a Dio è un po’ come andare oltre la morte.

ALICE E' SU YOU TUBE

Nell'ottica di rendere disponibili gratuitamente i miei lavori non più sottoposti a vincoli commerciali o da tempo non più distribuiti, ho inserito su You Tube il doc del 2002 ALICE E' IN PARADISO, dedicato alla vicenda di Radio Alice e propedeutico alla scrittura e realizzazione del successivo LAVORARE CON LENTEZZA.
Ritratto di una generazione (?) implosa.
Finito il doc, l'unica cosa che sapevo è che non avevo più voglia di fare un film su Radio Alice.

FIGLI E PADRI - JEFF E TIM BUCKLEY