Pasolini scelse gli attori del suo Salò o le 120 giornate di Sodoma prendendoli, come sempre, "dalla strada". Si trattava di trovare qualcuno disposto a rappresentare su di sé l'umiliazione del corpo, l'annientamento della persona. I provini di Salò rimasero impressi nella mente di chi fu presente, per la lucidità e la violenza. Quei provini sono stati ripetuti per registrare le reazioni degli aspiranti attori di oggi, ragazzi e ragazze seguiti poi nella quotidianità delle periferie di Roma in una vera e propria indagine sulla omologazione dei corpi e delle vite che Pasolini denunciava con la barbarie del suo ultimo film.
Note di regia
Ho un rapporto ambiguo e contraddittorio con l’opera di Pasolini, ma Salò rimane l’unico film che indico quando mi chiedono “il film preferito”, pur deprecando la richiesta che odora di cinefilia degenere (e poi, del resto, ne ho tanti altri di film preferiti...). Questo è uno dei miei lavori a cui sono più legato perchè sfugge all’ideologia e fa parlare con pietà le inaccettabili vittime del nostro mondo ricco e libero, come Pasolini aveva lucidamente compreso.