Credo che il successo di gruppi come Green Day e Offspring abbia dato definitivamente ragione a Jon Ponemann. Verso la fine della decade trascorsa, Ponemann, co-fondatore della Sub Pop di Seattle, mi disse in un'intervista che il rock non avrebbe conosciuto crisi perché la sua essenza profonda era e sarebbe rimasta la totale ribellione alle strutture sociali. Ponemann, che ammetteva di citare il volume Lipstick Traces di Greil Marcus, aggiunse che: "Il bello del punk è che esso ha rappresentato una fase in cui il rock era in lotta con se stesso: il rock come rivoluzione contro il rock come divertimento istituzionalizzato. Il rock che recupera le proprie origini e il proprio senso primordiale".
Da questo punto di vista, si potrebbe dire che gruppi come quelli sopra citati, abbondantemente influenzati dal punk della prima ora, rappresentino un ritorno all'essenza originaria del punk, che era quella di una doppia ribellione: alla società in quanto tale e al rock come istituzione sociale codificata dalle leggi di mercato. Ma è proprio vero?
Non credo di essere invecchiato precocemente, ne` di avere alcuna preclusione verso i gusti musicali delle ultime generazioni. In particolare, detesto ogni forma di nostalgia e di paternalismo (come quello di certi giornalisti musicali che non possono fare a meno di recensire un disco senza citare almeno dieci titoli che l'hanno influenzato, possibilmente oscuri e introvabili...). Ma se la prima volta che ho ascoltato Nevermind dei Nirvana ho pensato di trovarmi di fronte a un disco ampiamente debitore della tradizione più pop del punk rock americano, ma anche capace di rinnovarlo con un angst nient'affatto scontata (per quanto non completamente mia), la prima volta che ho sentito un pezzo di Dookie, invece, ho creduto di stare ascoltando una cover degli Stranglers o dei Sham 69 (e mi perdonino i soliti recensori filologi/collezionisti del cazzo se il paragone non è centratissimo...). In altre parole, non solo non percepivo alcuna innovazione (qualità non sempre necessaria, ma certo non disprezzabile), ma anche e soprattutto non sentivo la contemporaneità di quella musica. Se, infatti, non si può chiedere a tutti di produrre percorsi creativi più o meno innestati nella tradizione, come minimo mi sembra importante che qualsiasi prodotto "artistico" (per meritarsi questo pomposo appellattivo che non mi piace) sia in grado di esprimere lo spirito del proprio tempo.
Non vorrei che il mio discorso fosse mistificato per una stupida dicotomia tra musica "artistica" o commerciale (credo, infatti, che tutta la musica, nel momento in cui decide di confrontarsi con un mercato sia intrinsecamente commerciale). L'unica distinzione che mi sento di abbozzare e proporre è quella tra una musica necessaria, autentica, e una musica che, invece, non aggiunge ne’ toglie nulla alla cultura del tempo che l'ha espressa. Mi sembra che Green Day et similia (per altro simpatici a loro modo "sinceri") esprimano una musica che, non solo è pedissequamente copiata dal primo punk (ma di questo non possiamo fargliene una cosi` grave colpa: chi fra i loro ammiratori conosce gli Stranglers o i Sham 69?), ma che, soprattutto, è carente di quella urgenza espressiva, di quella inevitabilità comunicativa che la potrebbe emancipare dal livello della canzonetta.
Il fatto è che, per ritornare a quanto dicevano Greil Marcus e Jon Ponemann, se il punk esprimeva una doppia ribellione in nome del rock (contro la società, ma anche contro l'istituzione del rock, inteso come mercato, divertimento programmato, prevedibilità concettuale, ecc.), la musica di questi gruppi ha perso quasi del tutto ogni profonda valenza ribellistica. Del punk ripropone i suoni e gli aspetti di facciata, ma non l'essenza: la ribellione, oggi, è altrove. Non posso infatti credere che le giovani generazioni, per esprimere la loro sacrosanta e ineluttabile avversione alla società, si vedano costrette ad utilizzare non solo i suoni e il look, ma anche i concetti di quindici/vent'anni prima. Ogni epoca deve trovare/esprimere i propri modi di ribellarsi (possibilmente tanti e diversi tra di loro) e una generazione che copia quelli delle generazioni precedenti (magari via MTV) mi sembra avviata su binari molto tristi. A quel punto, non solo non mi va piu` di prestare attenzione alla musica di Green Day & co., ma non mi viene più nemmeno la voglia di rimettere sul piatto i dischi di Clash o Ramones.
A quel punto, meglio Mozart.