So molto della guerra che verrà.
Come tutte le precedenti, mi sgomenta. Per le immagini di morte che la renderanno visibile. Per tutte le parole importanti che la circonderanno. Per i volti orgasmici di chi se la godrà ad ogni passo. Per il trionfo delle banalità a buon mercato che la accompagneranno. Per i cattolici che ignoreranno il papa e poi prenderanno il corpo di Cristo. Per i pacifisti che distingueranno e poi inizieranno a contare i voti che ne ricaveranno.
Per non parlare di me, cittadino di nobili principi, che firmerà appelli e andrà alle manifestazioni contro la mattanza, mentre avrà il privilegio di starsene a casa a guardare tutto ciò e pure si sentirà in diritto di pontificare. E non si chiederà mai, se non quando cadranno le bombe: che pace mai aveva, fino al giorno prima, un iracheno nigeriano afghano birmano angolano pakistano curdo colombiano? Tutto questo, finché la guerra non minaccerà la mia stessa sopravvivenza, la mia famiglia, la mia casa, il mio paese. E allora, forse, sarò io stesso a voler fare la guerra.
Ma l’aspetto più inquietante, per quanto mi riguarda, è che, sotto sotto, la prossima guerra mi ecciterà, come tutte le precedenti. Perché qualcosa, di quella guerra futura, parlerà alla mia parte oscura, che di volta in volta poeti, filosofi, analisti, sociologi, religiosi, ecc., hanno chiamato: “Violenza”, “Male”, “Pulsione di morte”, “Destino”, “Diavolo”, ecc.
Tutte definizioni che mi serviranno ben poco a capire il perché io provi una ripugnata fascinazione per un evento che sottende la morte di altri esseri umani. Perché tutte quelle definizioni, che si collocano in una dimensione sovrannaturale, misteriosa e arcana, non mi aiuteranno mai a capire se di quella guerra riuscirò un giorno a non subirne la seduzione. Non mi aiuteranno mai a immaginare un mondo in cui sia possibile far crescere individui non aggressivi-frustrati-insaziabili-dipendenti che non sentiranno il bisogno di combattere guerre o di sedersi a guardarle in televisione. Non mi permetteranno mai di capire che tutti i morti di quella guerra futura saranno le vittime di altre vittime.
Forse, se cominciassi da lì, la prossima guerra non sarebbe così vicina.