2001 — Il Nuovo, 25 Marzo 2003 Al cinema, le lotte operarie Fiat

di Alberto Crespi

Non mi basta mai, il documentario di Guido Chiesa e Daniele Vicari, mostra le lotte operaie della Fiat negli anni '80. Alla serata di presentazione erano presenti Nanni Moretti, Rossana Rossanda e Pietro Ingrao.


ROMA - Serata d'eccezione, al cinema Nuovo Sacher di Roma, per l'anteprima di Non mi basta mai, documentario di Guido Chiesa (Il partigiano Jonny) e Daniele Vicari che tenta, grazie alla Pablo distribuzione di Gianluca Arcopinto, l'uscita nelle sale come un film "normale".
Si è manifestato persino il padrone di casa, Nanni Moretti, che naturalmente è rimasto in disparte, salutando gli ospiti e chiacchierando fitto fitto con i fratelli Taviani, vecchi amici e complici dai tempi di Padre padrone. Ovviamente non ha detto una parola sulla Stanza del figlio, il nuovo attesissimo film che uscirà il 23 febbraio, né qualcuno ha osato fargli domande.
I protagonisti della serata erano altri. Chiesa e Vicari, che con Non mi basta mai hanno rievocato un capitolo di storia operaia - la Fiat di fine anni '70, i 35 giorni, la marcia dei 40.000 quadri che protestavano contro lo sciopero e che nell'80 sancì una dolorosa sconfitta del sindacato, e l'inizio di feroci ristrutturazioni nella fabbrica torinese - realizzando al tempo stesso un film vitale, tutto proteso al futuro. E due "grandi
vecchi" come Pietro Ingrao e Rossana Rossanda, che sono venuti a vedere il film e a portare la loro testimonianza. Tutta politica quella di Rossanda ("Nell'80 hanno stroncato l'ultima possibilità, per i lavoratori, non di fare la rivoluzione, ma di contare nel processo produttivo. La filosofia dei 40.000, che poi erano 10-15.000 al massimo, è diventata dominante e di questo non mi dò pace"), molto cinematografica quella di Ingrao che da giovane studiò al Centro Sperimentale e sognava di fare il regista, prima di darsi alla politica: "Mi piace il film perché mostra in azione un soggetto collettivo, di massa. Anche ottimi film come La classe operaia va in paradiso di Petri, o Rocco di Visconti, o i film di Ken Loach raccontano sempre storie di individui. Qui si vedono le masse in movimento, e questo è importante".

In realtà Non mi basta mai parte proprio da cinque individui: cinque ex operai che nel 1980 hanno lasciato la Fiat e si sono inventati un'altra vita altrove. Ebe Matta è fisioterapista e rappresentante sindacale, Vincenzo Elafro e Pasquale Salerno lavorano nel volontariato, Piero Perotti fabbrica pupazzi e fa animazione teatrale per i bambini, Gianni Usai (che martedì sera era al Sacher) ha fondato in Sardegna una cooperativa di pescatori. Tutti hanno mantenuto viva la fiamma dell'impegno, in modi meno "politicizzati", ma con grande vitalità. Attraverso le loro storie, e grazie ai materiali filmati da Perotti durante il famoso sciopero dei 35 giorni, il film rievoca anche la Fiat di quegli anni, trasformandosi in un documento al tempo stesso struggente e sferzante.

Prodotto da Agnese Fontana in collaborazione con Telepiù e l'associazione Emilio Pugno, Non mi basta mai sembrava un tipico prodotto televisivo ma, come si diceva, la Pablo ha deciso di lanciarlo nelle sale, naturalmente in modo mirato. A Torino esce mercoledì (mercoledì 31 al cinema Due Giardini, a Milano è da giovedì 1 febbraio al Palestrina, poi arriverà in molte altre città (parecchie richieste riguardano singole serate, alla presenza degli autori). Chiesa ne racconta così la genesi: "Perotti ci ha portato i suoi filmati in 8 millimetri e ci ha chiesto di fare un lavoro sulla sua generazione. Ci ha messo in contatto con una cinquantina di "reduci" Fiat. Abbiamo scelto le cinque storie che avete visto nel film perché sono aperte, creative; e riguardano gente che non ha cambiato idea, cosa rara in un paese di voltagabbana come l'Italia. Le altre avrebbero invece raccontato solo una sconfitta: sarebbe stato un altro film, che potremo sempre fare in futuro".