25 aprile 1995, cinquantanni dalla Liberazione, Guido Chiesa e Davide Ferrario iniziano a Correggio, provincia di Reggio Emilia, l'avventura di Materiale resistente: rock e partigiani, giovani e anziani, un minimo comune denominatore chiamato resistenza. Sei mesi dopo, alla prima del film a Correggio, la platea è per metà composta da partigiani. Assistono ammutoliti, poi esprimono un desiderio per nulla narcisistico: 1a prossima volta fate un film su di noi. Guido e Davide sanno che gli tocca.
È linizio di un rapporto intenso, problematico, a tratti polemico tra partigiani e filmmaker (a cui si aggiungono man mano Daniele Vicari, Antonio Leotti e Marco Puccioni), che solo incidentalmente verte sul film e le sue necessità specifiche. La vera questione è un'altra: che cosè la memoria? A che serve? Dove finisce l'analisi storica e inizia la retorica? Che ne sarà dellidentità e del mito dei partigiani ora che il loro tempo si avvia alla fine? Domande pesanti, ambiziose, che accompagnano le lunghe ricerche che precedono la realizzazione del film, nonché il dibattito stesso tra i filmmaker, per nulla unanimi nell'approccio alla materia. Partigiani è infine proprio questo: l'esito di un confronto, per forza di cose frammentario e aperto, che ha coinvolto cineasti e ricercatori, partigiani e loro familiari, fino a comprendere l'intera Correggio e la storia di questi cinquantadue anni di post-Resistenza.
Il video è composto da nove episodi, il primo dei quali (realizzato da Guido Chiesa) è una fiction, basato su un fatto realmente accaduto. Gli episodi successivi sono dei documentari.