Una favola di Hans Christian Andersen, uno dei pochi ricordi di un’infanzia normalmente felice. Ma dove sono finiti tutti gli altri ricordi? Perchè sono stati rimossi? E poi, lo sono stati veramente? Filmati, fotografie dei nostri primi anni possono restituirci le emozioni, le sensazioni di quello che abbiamo vissuto? Guardandoli, si può forse capire il prezzo pagato.
Note di regia
Questo film, benché breve, mi è costato molta fatica. Non so se fornisce le risposte ai quesiti sopra esposti. Una possibile soluzione, forse, sta nella favola di Andersen, un narratore che non cerca mai la ricomposizione tra vittime e persecutori (quella stessa che altri suoi illustri colleghi praticano, guarda caso, sempre a vantaggio degli adulti!).
L’autore di Il soldatino di piombo riconosce sempre e fino in fondo la sofferenza di un’infanzia negata, colpevolizzata, manipolata in nome dell’educazione e dell’imposizione delle regole. Un’infanzia che, una volta cresciuta, finisce poi per credersi umanità diversa, con senso di colpa o con l’orgoglio delle scelte trasgressive. Senza rendersi conto che entrambe le strade non sono altro che strategie di sopravvivenza alla mancanza d'amore.