• Guido Chiesa
  • Guido Chiesa
  • Fandango
    in coproduzione con
    Telepiù
  • Fotografia:
    Fabrizio La Palombara
    Montaggio:
    Luca Gasparini
    Musiche:
    Andrea Guerra
    Produttore:
    Guido Chiesa
  • 16 minuti

2002 — DOCUMENTARIO Il contratto

Jadelin Mabiala Gangbo ha 25 anni e abita a Bologna. Fa parte dei venticinquenni che girano in quel sottobosco di studenti, bohemienne e frequentatori di osterie; ne ha tutti i tratti e le idiosincrasie Lunghi capelli rasta, vestiti sdruciti, atteggiamento chiuso, predisposizione a dormire fino a tardi. Uno come tanti. Se non fosse per tre, distinte e inseparabili, peculiarità. La prima è che Jadelin, come dice lui, è negro. La seconda è che rischia l'espulsione.

In realtà, la sua storia è molto diversa da quella degli altri migranti dal Sud del mondo di cui siamo abituati a leggere nelle cronache. Infatti, Jadelin ha ben poco dei negri e l'Africa non l'ha quasi vista. È arrivato in Italia a 4 anni, insieme ad altri sei tra fratelli e sorelle, per raggiungere i genitori: suo padre, Jackson Gangbo, è un ricco imprenditore congolese che ha avviato in Romagna una iniziativa imprenditoriale con dei soci italiani. Ad Imola, Jadelin vive in una lussuosa residenza con tanto di Jaguar, maggiordomo africano e tutori italiani. Ma nel breve giro di un anno, i genitori fanno bancarotta: costretti a fuggire in Africa, lasciano i pargoli al maggiordomo, in attesa di riprenderseli in seguito. Però, le cose per i Gangbo vanno di male in peggio e la data del ricongiungimento si allontana sempre più. Della vicenda dei sette, finiscono per occuparsene i servizi sociali. Il seguito è facile immaginarselo: i piccoli vengono affidati a collegi, suore, case di accoglienza, ecc.  A 18 anni, Jadelin esce dall’affidamento e diventa cittadino… del Benin. 

Nonostante i 21 anni passati in Italia, un accento che più di Imola non si può, gli innumerevoli lavori regolari e in nero svolti, Jadelin deve periodicamente rinnovare il permesso di soggiorno. Per una serie di sviste e dimenticanze dell'assistenza sociale, nonché sue negligenze burocratiche (ma quale ragazzo italiano non le farebbe…), il suo status rimane quello di un immigrato extracomunitario. Adesso, con la nuova legge, se Jadelin non sarà in grado di assicurarsi un contratto di lavoro o dimostrare che qualcuno lo mantiene, potrà essere rispedito nella sua (?) Africa.

Fin qui, tutto semplice. Basta che Jadelin trovi un contratto, magari come cuoco, professione svolta già numerose volte in passato, e tutto sarà regolato. 

Ma ecco la terza, inattesa e stridente peculiarità: Jadelin scrive…

Nota di regia

Jadelin è un immigrato che sfugge le categorie precotte della sociologia dei mass-media. La sua storia evidenzia tutti i limiti di un discorso sull’immigrazione fatto esclusivamente su parametri economici o di pubblica sicurezza.