A PROPOSITO DI OSCAR E CINEMA CINEFILO

Orson Welles:  Non esiste la cultura cinematografica, Peter, solo un enorme mucchio di film. Bisogna tenersi aggiornati, naturale, ma con tutto il vasto mondo, non solo con i film. […]

Peter Bogdanovich – É  per questo che vedi così pochi film?

OW - Soprattutto i buoni. Ne sto lontano per pura autodifesa, per amore di quel po’ di innocenza che mi resta. Tu sorridi. Io sono serio. L’innocenza è una questione molto seria. Migliore è il film di un altro, più rischio di perdere vedendolo io. No, quando guardo attraverso la macchina da presa ho bisogno di poter guardare con occhio innocente, di restare con la sola compagnia delle scene, e non di altri registi, per quanto eccelsi. Ti si affollano intorno, capisci, se non stai molto attento […]  I film altrui sono pieni di cose belle che dovrebbero essere reinventate daccapo. E daccapo e daccapo. Le cose belle andrebbero trovate – trovate – nel prezioso stato d’animo della prima volta, e le immagini scoperte, non citate.

PB: Bè, è un grosso problema per chiunque cominci adesso…

OW: Tutto è già stato fatto, vuoi dire? No, non è questo il problema. Il guaio è che tutto è stato visto. I registi vedono troppi film. Sicuro, tutto è già stato fatto, ma è più sano non saperlo. Diavolo, era già stato fatto tutto quando ho cominciato io… […]

PB: Cosa diresti a chi ti chiedesse che cosa va insegnato a un gruppo di persone che vogliono fare i registi cinematografici?

OW: Porgi uno specchio alla natura, questo è il messaggio di Shakespeare all’attore. Quanto è più adatto e più vero, per il creatore di un film! Se non conosci qualcosa della natura alla quale porgi il tuo specchio, quanto sarà limitata la tua opera! Più la gente di cinema si tributa reciproci omaggi, più si inchina ai film invece che alla realtà, e più si approssima all’ultima scena della Signora di Shangai: una serie di specchi che si rimandano i riflessi”

 

da  PETER BOGDANOVICH, ORSON WELLES -  IO, ORSON WELLES - DALAI 1996