Ritengo che ogni defunto meriti rispetto.
E con "ogni" intendo chiunque, anche le persone che hanno fatto del male o che hanno idee opposte alle mie. Rispetto "senza senza e senza ma", come diceva un abusato slogan.
Per questa ragione nei giorni passati ho esitato a esprimermi sulla beatificazione mediatica di Rita Levi Montalcini. Ma quando ho letto il post scritto da Monica Micheli, ho capito che si poteva dissentire dal pensiero della scienziata (e ancor più dalla esaltazione della sua figura publica ) senza per questo mancare di rispetto alla defunta e ai suoi cari.
Molte testate in questi giorni hanno ripreso con insistenza quella che sembra essere la "frase-simbolo" della scienziata, il suo epitaffio e la sintesi del suo pensiero: «Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente».
Il pensiero della Montalcini è tutt'altro che originale: "Cogito ergo sum" sosteneva Cartesio, e da cinque secoli ancora lì ci dibattiamo. Con tutto quello che ne è conseguito: il metodo scientifico, il razionalismo, la critica alla religione, ecc.
Non voglio entrare nella polemica pro o contro Cartesio, non ne ho gli strumenti e sono sicuro che finirei per dire delle inesattezze.
Mi limito a segnalare un libro di grande fascino, scritto dal neuroscienziato Antonio Damasio e volto proprio a contestare il dualismo mente/corpo (con la implicita superiorità della prima sul secondo) di cui la Montalcini si faceva portatrice: "L'ERRORE DI CARTESIO. Emozione, ragione e cervello umano", pubblicato in Italia da Adelphi nel 1995.
Il lavoro di Damasio - e quello di tanti altri suoi colleghi - non solo ha messo la parola fine a ogni presunto dualismo tra mente e corpo, materia e spirito, ragione e emozione, ecc., ma ha aiutato a capire come tutta la scienza e la filosofia fondate su questa separazione siano inevitabilmente lacunose, nonchè subdolamente mistificatrici perché separano ciò che è inseparabile, scindono ciò che è unito.
E se qualcuno pensasse che stiamo parlando di "massimi sistemi", cioè aria fritta, invito a riflettere sugli effetti concreti di questa separazione: medici che ordinano farmaci senza preoccuparsi di capire se ci sono delle origini non-organiche a un certo disturbo; statisti, economisti e traders che si rifiutano di comprendere i flussi emotivi dei cittadini (o peggio ancora li sfruttano) e si limitano a prendere decisioni basate sulla logica dei numeri slegata dalla realtà complessiva delle vite ; insegnanti che considerano i loro allievi come puri ricettori razionali di informazioni, disinteressandosi della loro emotività; genitori che considerano i "capricci" dei loro figli come espressioni irrazionali, quindi modificabili solo attraverso il ragionamento, indi punibili qualora il ragionamento non bastasse a "correggerli"; ecc.
In sintesi: disprezzo verso il corpo e sua subordinazione alla mente, alla ragione separata dall'emozione.
Insomma, ce n'è abbastanza per capire come il pensiero della Montalcini non fosse affatto una pura riflessione filosofica relativa a sè stessa, ma incarnasse quella Weltanschauung che da alcuni secoli domina il mondo occidentale (e non solo), con tutte le conseguenze che ben conosciamo.
A me - ora che il corpo e il cervello di Rita Levi Montalcini sono tornati insieme e non separati, come mai sono stati, dal loro Creatore - piace però ricordarla anche con una frase che il disegnatore Saul Steinberg dedicò proprio a Cartesio: "Penso, dunque Cartesio esiste".