E' morto Enzo Del Re, musicista notevole, splendido cantastorie e essere umano non certo tra i più felici. Su di lui, in questi giorni, abbonda una squillante retorica.
Nel 2003, quando decidemmo di intitolare come un suo brano (LAVORARE CON LENTEZZA) il film attorno a Radio Alice, solo pochi reduci si ricordavano di lui. Non rivendico alcun merito, nè penso di aver contribuito a chissà quale riscoperta. Ottenere il brano non fu facile: mal consigliato da qualcuno, Del Re ci chiese cifre esorbitanti, fuori da ogni logica, pur vivendo nell'indigenza e nella solitudine, resa un po' meno ardua solo dalla frequentazione di pochi amici molesi. Per gli altri, Del Re era un eccentrico, un asociale, in poche parole un matto. Fu solo l'intermediazione dei suoi amici e colleghi Isabella e Paolo Ciarchi a convincerlo a darci i diritti della canzone a prezzi di mercato. Sono felice di poter dire che pagammo il suo brano più di quelli di Patti Smith e Frank Zappa.
Quando lo andai a trovare nell'autunno del 2004 per presentare il film a Mola e realizzare una breve intervista - inserita poi nel dvd del film - mi resi conto che l'asocialità di cui si mormorava - e che così tanto aveva contribuito alla sua leggenda minore - non era affatto una mera mitologia. Non ci voleva uno psicologo per capire che Del Re era un inviduo segnato, sofferente e per questo dolcissimo. La sua rabbia e la sua bizzarria nient'altro che le maschere di un dolore senza voce e riconoscimento, di cui solo la sua musica riusciva a farsi espressione. Che la sua anima riposi in pace, ora che non c'è più bisogno di picchiare su una sedia per farsi sentire.