Un intervento di Monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo intervento sul film di Monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, che ha seguito il film dal suo incipit, con suggerimenti, ma senza risparmiare osservazioni e critiche.

Io sono con te + Domenico Sigalini

Il film presenta una lettura della storia di Maria di Nazareth, la madre di Gesù, come una storia di donna forte, decisa, innovatrice, nuova sintesi della continuità della specie umana, la donna che può assolutamente cantare il Magnificat, quel canto della tradizione del popolo d’Israele che dà un giudizio severo dei fatti e invoca e accoglie da Dio un capovolgimento dei criteri di giudizio, del concetto di bene e di male, delle situazioni di potere che negano agli uomini il grande dono di una libertà nella verità e nella pace. Ha disperso superbi, ha rovesciato potenti, ha innalzato umili, ha rimandato ricchi a mani vuote, ha soccorso il suo popolo. E’ una donna che sa di avere una responsabilità unica,  da condividere con Giuseppe, il marito che la sostiene nel clan della tribù,  nel forgiare le giovani generazioni. Questa umanità non deve distruggersi con le proprie mani, non deve continuare a creare violenza  a partire dai bambini, che sono costretti a soffrire nella loro carne traumi che segneranno tutta la loro vita. Il concetto di educazione che emerge è responsabilità verso la storia dell’umanità. Del resto così i cristiani ritengono la storia di Maria. La spiritualità che la muove non è istintiva, ma ragionata; non è disincarnata, ma segnata da impegno costante, in solitudine, elaborato dall’interno di una concezione di vita maturata nell’ascolto delle pagine più belle della bibbia.

Ti rende l’idea di come poteva emergere una figura umana come quella che ci consegnano i vangeli di Gesù. Detto con molta semplicità e forse troppa ingenuità: da quale educazione e sapienza umana può essere venuto a Gesù, il suo superare e annientare i sacrifici del tempio? il rapporto di libertà con Dio Padre, il rifiuto netto della violenza? Il caricarsi le colpe degli altri, il far cadere le pietre dei lapidatori dell’adultera? la decisione di rispondere con la morte al male inumano che ammorba la sua società e il mondo?

O diamo a Gesù la dignità di uomo, per cui tutto il suo apprendimento e le caratteristiche umane della sua visione di vita hanno un seme assolutamente indispensabile nell’educazione avuta, o lo immaginiamo a far finta di fare l’uomo con miracolistici apprendimenti che sono contrari al mistero dell’Incarnazione.

Torna preponderante il grande ruolo dell’educazione liberante. Certo Gesù ha aggiunto del suo, anche lui si è fatta una nuova sintesi della storia dell’umanità nella sua libertà, ma non senza una educazione forte, decisa, innovativa, legata ai padri non in termini pedissequi, ma creativi come è dato ad ogni uomo o donna di avere.

Un film che merita di essere goduto anche per le belle fotografie, la semplicità dei volti, la proposta di un ambiente che è più vicino alla storia di un popolo del medio oriente che alle nostre ricostruzioni occidentali e contemporanee. Uno scavo nella storia che merita di essere sottolineato. Nei film tradizionali si pensa sempre alla famiglia di Gesù, che per me è sempre la sacra famiglia, anche per la dignità umana delle persone che l’hanno incarnata, e che giustamente ha il suo centro in Gesù, Maria e Giuseppe, come a una famiglia mononucleare. Noi sappiamo che la famiglia mononucleare è iniziata anche nella nostra cultura europea solo dopo la seconda metà del secolo scorso. Io stesso sono vissuto in un cortile con mamma e papà, con zii, cugini, nonni e nipoti, nel teatro quotidiano di un’aia e nella consapevolezza di avere un riferimento, un’intesa, una connivenza unica e speciale con mamma e papà. Era giusto quindi vedere Gesù. Maria e Giuseppe in un clan influente e determinante, ma non ingessato e incapace di evolvere verso una umanità piena. Il film questo ci presenta con grande determinatezza, contro inveterati stili di presentazione idilliaca e astratta della famiglia di Gesù, tipici delle iconografie. Sono importanti anche le iconografie classiche, ma non sono sempre particolari di una vita più articolata e pur sempre sottolineature di una parte della verità.