Riflessioni di fine cammino

Il montaggio di IO SONO CON TE volge al termine e in attesa che si definiscano le partecipazioni a festival, la data di uscita e gli altri eventi collegati – prima insomma che il film incominci a parlare da solo e vivere la sua vita - finché la sensazione è ancora fresca e tangibile, vorrei raccontare brevemente lo stato d’animo che ha accompagnato la sua realizzazione, dal primo giorno a questi ultimi sgoccioli di lavorazione.

Uno stato d’animo contraddistinto, in prima battuta, dallo sforzo, oserei dire dalla lotta, per arrivare a padroneggiare ogni singolo aspetto, elemento, passaggio. Per decidere, limare, fare e ricominciare. Dal soggetto alla sceneggiatura, dalla scelta degli attori all’ultimo taglio di suono e pellicola. E oltre. Cinque anni, sembrano ieri. Non per questo ne uscirà un buon film, ma spero si legga sullo schermo la fatica che lo ha accompagnato.

Ma questa fatica non è nulla, veramente nulla, rispetto alla gioia che mi ha dato, ai momenti che mi ha concesso di vivere, a quanto mi hanno donato le persone che vi hanno partecipato.

A partire da Nicoletta Micheli, che viene prima del film stesso, perché lo ha immaginato, voluto e cercato, scavato e ripensato quando era solo un puzzle di idee folgoranti. Che lo ha difeso contro ogni mia diffidenza e paura, che lo ha protetto nonostante le tristezze che le ha recato. Che lo ha seguito in ogni sua fase, dall'inizio al fondo, garantendolo contro le interferenze e i deragliamenti. A lei sono debitore, per tutto.

Per proseguire con i produttori che lo hanno sostenuto a dispetto delle perplessità del mercato.

Per continuare con la troupe, il cast, la gente della Tunisia.

A cominciare dalla sua protagonista, Nadia. Ora che è tornata a scuola, dopo la meteora che l’ha travolta per quasi due anni della sua giovane vita, la speranza è che l’avventura non l’abbia troppo cambiata, ma le abbia lasciato un ricordo allegro e una testimonianza duratura. La stessa che spero accompagni Achwak, Bechir, Mohammed, Kheirredine, e gli altri bambini del film. Continueranno le loro vite, quasi tutte segnate da una dignitosa povertà, con un puntino eccentrico che vorrei non si cancellasse.

Ora il film farà la sua strada. Ci saranno altre difficoltà. A non tutti piace sentire parlare di Gesù, lo sapevo, era nei patti. Ma che dire allora di Dominique, parroco a Gabes, o Francoise e Josephine, suore a El Kef, che senza questo film non avrei conosciuto e che testimoniano l'Eucarestia nel mezzo di una diffusa e ambigua ostilità, ma con un sorriso e nessuna acredine?

A tutti, un attimo prima che il film non appartenga più ai suoi tanti autori, grazie. Anche e soprattutto, a chi ci ha abbandonato o sfiduciato, per incomprensioni o errori. Non ci sono rancori, solo il timore di aver recato danni senza saperlo.

Questo non è stato un film, ma come ogni film che merita, un pezzo di vita. Rifletteva il protagonista di IL PARTIGIANO JOHNNY: “Pensa se, per paura o vigliaccheria, mi fossi lasciato perdere un'occasione come questa...”. Ecco, grazie a Dio, non è successo.