Mentre in Italia si continua a dibattere delle Ruby e dei palinsesti tv, di FFL-PD-SEL-PDL-UD-IDV e quant'altro, negli Stati Uniti le donne si confrontano senza mezzi termini e sui grandi media, su temi insignificanti quali la maternità, il rapporto con i figli, il lavoro femminile, il senso dell'infanzia, ecc. Un dibattito che vede, da un lato, la storica femminista Erica Jong, che sulle pagine del Wall Street Journal ha bacchettato e irriso le madri che si dedicano ai figli; dall'altro, le giovani neofemministe Katie Allison Granju e Jillian St. Charles, che dalle colonne del New York Times, hanno aspramente cirticato le posizioni della Jong, non in nome del ritorno al passato, ma di un'agenda progressista basata su maternità, amore per i figli e rispetto della fisiologia della donna. Insomma, faccenduole di donne e bambini.
Lungi da noi l'idea di voler emigrare negli Stati Uniti - già fatto, grazie, sette anni dal 1983 al 1990 - ma perchè il nostro paese, da ogni parte lo si guardi, deve rimanere impaludato neila stessa melma da decenni, come fossimo ancora alla prese con una società divisa tra Peppone e Don Camillo? Perchè dobbiamo vivere in un paese dove si considerano trasgressivi i sostenitori dell'eutanasia, quando il 67 per cento degli italiani, secondo un sondaggio recente, sono favorevoli all'uccisione degli anziani o dei malati che lo chiedono? E dove il medico più amato d'Italia, il professor Veronesi, ammette a Radio 24 che l'eutanasia è praticata senza bisogno di aver leggi che la autorizzano. Dov'è la trasgressione? Stare dalla parte della maggioranza?
Ma se stare dalle parte della minoranza non è di per sè un merito, che dire allora della questione dei parti cesarei, su cui qualche mese fa si è levata una canea, per la tragica morte di alcuni neonati a cui è stato rifiutato questo tipo di parto? Possibile che dobbiamo arrocarci ancora sulle posizioni del pre-'68, con i progressisti impegnati a difendere il diritto (?) a un intervento chirurgico considerato da un sempre maggior numero di ricerche e di organizzazioni mediche come dannoso per la salute del neonato nonchè della madre? Modalità di parto che in Italia è praticato, in barba a ogni richiesta internazionale, in modo indiscriminato, specie al Sud, con il consenso interessato dei medici, che per ogni cesareo percepiscono dei bei quattrini? Essere progressisti significa difendere una casta, benchè scientifica e blasonata come quella medica? Sostenere il diritto all'autodeterminazione della donna significa negare diritti al neonato? E' possibile discutere di questi argomenti senza cadere dentro gabbie ideologiche pre-concette? Questo sarebbe il paese normale che ci piacerebbe abitare.