E' persino banale dirlo, ma considero i film di Roberto Rossellini tra i capisaldi della cinematografia mondiale. Ma non è per questo che voglio riportare in questa sede un passo tratto dal suo Il mio metodo (Marsilio, 1987). Si tratta di un articolo pubblicato su Paese Sera del 6 maggio 1976 sotto il titolo Riepilogando , riproposto nel succitato libro sotto l'emblematica dicitura: E' reazionario parlare di Gesù? Nel pezzo Rossellni rendeva conto e ragionava sulle reazioni al suo film Il Messia , che lui confessava "stranamente è quello che amo di più di tutti i miei film".
Scrive Rossellini:
"Gli elementi contrari al mio film provengono: 1) da una certa sinistra, quella cioè che si autodefinisce la più intransigentemente rivoluzionaria; 2) da certi ambienti italiani legati alla routine commerciale del cinema; 3) da una parte di coloro che amano considerarsi "culturalmente impegnati" e che hanno un mitico concetto dell'arte e anche della politica; 4) e, per quanto riguarda la Francia, dal pubblico che si può definire delle "prime visioni" e che è formato dai ceti più abbienti e sofisticati"
Ai primi Rossellini ricorda:
"L'accusa di reazionario non è nuova per me: mi è stata mossa anche in passato, ogni volta che ho parlato di cristianesimo. A questa sinistra - ma anche agli altri - credo opportuno ricordare che nel nostro mondo occidentale marxismo e cristianesimo sono uno di fronte all'altro, a confronto".
Riflettendo su come il concetto di alienazione fosse già stato espresso duemila anni prima di Marx proprio da Gesù, Rossellini rivendica la necessità di conoscere e informarsi, senza accontentarsi degli argomenti propagandistici e delle opinioni pre-concette e aggressive.
Venendo alle altre categorie di detrattori, il regista romano nota la loro crescente predilezione per lo scandalo: "L'osceno, il violento, il bestiale, il volgare; l'osservazione dei personaggi aberranti, i più cinici, i più violenti. D'altro canto c'è anche da considerare l'attrattiva che esercita la paura e la crudeltà: com'è noto esse esercitano una grande seduzione sugli spiriti infantili. Si deve allora parlare di infantilismo della società attuale?".
Chiamando infine in causa i concetti marxiano di inumano e quello freudiano di inconscio, Rossellini vede come queste scoperte non siano servite ad "allargare il discorso sull'uomo, quindi sulla società. Infatti certi intellettuali ne sono stati a tal punto sedotti che hanno abbandonato, ricusato addirittura, gli altri dati che finora avevano determinato le culture: il conscio e il sovraconscio, il trascendente. Così un nuovo immenso feticcio, l'inumano, fagocita tutti i termini dialettici".
Non ci vuole un ingegno come Rossellini a capire che in trent'anni il processo si è esaperato e dall'inumano siamo passati ormai al postumano, con la disinvoltura di chi, di fronte all'abisso, crede sia solo un'illusione ottica. Se questo è ciò che era toccato in sorte a un maestro del calibro di Rossellini, che devo aspettarmi, io che non valgo il buco nei suoi calzini, a fare un film che dalla madre di Gesù riparte proprio per parlare dell'umano che è in ognuno di noi?