A proposito di LET IT BE e noi laici

L’altro giorno, in un ufficio, rivedo dopo anni un amico che mi chiede “che fai?”. Gli rispondo: “Sto preparando un film su Maria di Nazaret”. L’amico, sorridendo e con evidente imbarazzo, annaspa alla ricerca di parole, per approdare a un impacciato e sorridente: “Che è, svolta mistica?”.Fortunatamente, mi chiamano all’incontro per cui ero andato in quell’ufficio.

In realtà, a reazioni come queste c’ho fatto il callo: le ricevo ormai da tre anni, da quando questo progetto ha iniziato a muovere i primi, faticosi passi. Provengono sempre da persone molto ragionevoli, democratiche e orgogliosamente laiche. I commenti vanno dal moderato (“che strana idea”), al perplesso (“ma che bisogno c’è?”), fino al prevedibile (“tutti vogliono fare film della Madonna, tu sei l’unico che vuole farlo sulla Madonna”). Mancano all’appello solo gli scontati sarcasmi sul mio cognome – qualche giornalista c’ha già sicuramente pensato… - e il quadro sarà completo. Nulla di grave sia ben chiaro, ma queste reazioni mi hanno dato da riflettere, perchè mi sembrano sintomo di un fenomeno più profondo.

Mi permetto, in questa sede marginale, due considerazioni.

Che reazione avrebbero avuto queste stesse persone alla scoperta che Pier Paolo Pasolini aveva intenzione di portare sullo schermo, parola per parola, senza cambiare una virgola, il Vangelo secondo Matteo? E che per farlo si era seduto a scrivere e ragionare con esponenti del clero? E come avrebbero reagito alle dichiarazioni in cui il regista rivelava che cercava Cristo dappertutto e che la sua critica alla società era “in nome di valori sostanzialmente religiosi”? Avrebbero ironizzato, impacciati e insicuri, sulla svolta mistica del poeta-cineasta friulano?

Non credo.

All’epoca, anche tra gli atei, materialisti e laicisti, vigeva un rispetto profondo per la religione, tanto che Franco Fortini, tra i più acuti intellettuali marxisti di questo paese, rivolgendosi ai suoi studenti senesi soleva dire: “Ebbene, non potrete capire mai niente di tutto questo [l’arte, la letteratura, cultura, la storia] e neanche del paese dove vivete e di questa città, senza conoscere perfettamente il contenuto della fede cattolica e quello che ha significato”.

Qualcuno potrebbe obiettare che Pasolini fece un’operazione coerente con il suo percorso culturale e ideologico (eppure fu travolto di critiche da destra e sinistra, come quelle degli intellettuali laicisti e razionalisti francesi che parlarono di “astuzia infernale”, “film di pura propaganda religiosa”). Ma nessuno mi ha accusato di incoerenza.

E allora da dove nasce l’imbarazzo per un film che nessuno ha letto o visto? Perché, io che non valgo nemmeno un’unghia dell’autore di L’usignolo della Chiesa cattolica, pur avendo realizzato film laici e democratici come Il partigiano Johnny o Lavorare con lentezza, e non avendo mai professato alcuna conversione ad alcunché, devo essere oggetto di questo tipo di commenti alla semplice comunicazione dell’intenzione di voler fare un film su Maria di Nazaret?

Evidentemente, queste reazioni non hanno per oggetto il sottoscritto o il non-ancora-film, quanto l’argomento che gli sta dietro.

Si potrebbe allora supporre che il vero bersaglio sia la religione e verrebbe voglia di rispondere, come canta acutamente Nick Cave in Go Tell The Women:

Siamo scienziati / Facciamo la genetica / E lasciamo la religione / Agli psicopatici e ai fanatici/ Ma siamo stanchi / Non abbiamo nulla in cui credere / Siamo persi.

 Ma questa è solo una parte della faccenda. Mi chiedo infatti: avrei ricevuto le medesimi reazioni se avessi comunicato loro che avevo intenzione di fare un film sulla madre di Maometto o di Buddha o di Lutero (nota a margine: dall’infanzia di questi personaggi, tutte assai interessanti, credo emergano indicano le più significative - se non la più significativa - differenze tra le fedi in questione)?

Dubito, in verità (e una volta per scherzo l’ho pure verificato!).

E allora, da dove tutto proviene questo imbarazzo per il cristianesimo? Per quel che dicono e fanno preti, suore, papi o cardinali, di cui Let It Be neanche vagamente si occupa? Perché per qualcuno è  motivo di imbarazzo voler fare un film sulla madre di Gesù? Forse perché, come ci indica l’etimologia della parola scandalo, vedono in questa vicenda un “inciampo”, una “trappola”?

A me non resta che rispondere con il film.