Intervento sulla "Nuova Epica Italiana" e alcune tendenze del cinema contemporaneo

Non intendo usare questo sito come un blog, bensì una sorta di banca dati, un archivio di testi e idee a disposizione di chi vuole. Ho deciso però di intervenire sulla questione sollevata da Wu Ming 1 sulla rivista on line Carmilla a proposito di New Italian Epic per due ragioni.

La prima è che il testo rappresenta, nell'asfittico panorama della critica italiana, una proposta, per quanto discutibile e perfezionabile, per tracciare e verificare delle ipotesi di interpretazione che superino il "gusto" e la "partigianeria", cercando di delineare elementi di continuità nel corpus letterario, invece della solita, spasmodica ricerca della "novità". Nulla di nuovo sotto il sole, in epoche passate era prassi abituale, si potrà insinuare. Vero, ma di questi tempi siamo in presenza di un tentativo tutt'altro che ordinario, non a caso accolto da un intenso e significativo dibattito. Ovviamente, parte della critica ufficiale si è risentita, e questo, quasi in sè e per sè, è già una garanzia che il sasso meritava di essere gettato nello stagno.

La seconda è stata la pubblicazione, sul medesimo sito, di un intervento del critico cinematografico Mauro Gervasini che cercava di adattare le tesi di WM1 all'analisi di alcune tendenze del cinema contemporaneo, e in particolare dei film Gomorra e Il divo

Come ribadisco nel testo che troverete QUI, la questione non è affatto il personale gradimento dei due film, ma la possibilità di parlare di cinema in un modo che non ne mortifichi la specificità linguistica, ma nemmeno lo isoli dalle più ampie, complessive dinamiche culturali, sociali e antropologiche. Non esiste arte/cultura/senso al di fuori del mondo che lo produce e solo in questo articolato e delicato doppio legame sta la possibilità di leggere in profondità il cinema, oltre le sterili e inutili diatribe sul gusto e il soggettivo/oggettivo. Se qualcuno vorrà invece trasformare questo intervento in una presa di posizione pro o contro questo o quel film, fatto suoi, c'è sempre qualcuno che guarda il dito invece della luna.